Archivio Pagina 2

“ci sono porti che hanno cambiato nome, come i mari che li bagnano. certi sono completamente scomparsi. la loro storia, se non è ancora stata scritta, non lo sarà mai più”

apro le persiane affaccio lo sguardo e strappo al cielo un soffio intenso d’aria e grigio fumo camino. a Roma si respira con più difficoltà: le storie le lingue e i colori, tutto si ritrova lì condensato a mezz’aria e hai sempre le orecchie gli occhi e la pelle pieni di un qualcosa, come a vivere nella densità morbida che attribuiresti alle nuvole bianche paradiso. qui tutto è diverso e le vite non si danno in dense seggiole narranti ma solo ti accarezzano passando. sono avi profeti o forse solo eroi ridenti dal cuore Mediterraneo. e scivolando ciascuno nel proprio divenire è dolce trovarsi all’incrocio di mille e più vite che rapide passano per andare nessuno sa dove. respiro aperta strascichi di piedi nudi ed il lento scricchiolare di una vecchia barca marron.

“incapace di spiegare perchè lo faceva. non ora. doveva farlo e basta. così come un giorno era dovuto partire. alle sue domande non aveva mai trovato risposte. c’erano solo domande. nessuna risposta. l’aveva capito, ecco tutto. non era molto, ma era più sicuro che credere in dio”

Cagliari, ventidue dicembre. sono a casa. un vuoto tenero lungo le stradine percorse in auto, un vuoto familiare e qualche pigro urlo d’entusiasmo. a ridestarmi le maniglie del frigorifero. bianche lisce robuste. il congelatore che sta sopra il frigo e non nell’andito. il microonde nero. tutto ciò che mi circonda è piccolo e non che la casa a Roma sia grande – siamo in sei – ma certo lo è più di questa. è vecchia però, vecchia di un’età che non mi appartiene. e poi il bagno, il bagno tutto bianco, la tazza sopra il cesso e le mattonelle al posto della carta parati di finto parquet. è tutto strano. la mia vicina piccola piccola ha festeggiato il matrimonio di sua nipote coprendo il suo balcone di fiori rossi e di fiori bianchi. la mia cameretta è stranissima. c’è tanto di quel buon diavolo dagli occhi verdi, c’è tanto di un sacco di tempi di luoghi e di me, sembra lo scatolone di una memoria dove tutto si è ammonticchiato eppure so benissimo dove andare a cercare. il nascondiglio delle sigarette, i libri che preferisco, le monetine conservate, qualche cartolina speciale, citazioni sparse. la mia mansarda, una piccola scatoletta in legno scuro decorata di rosso intenso e riempita all’orlo di strascichi e vecchie poesie. a Roma le pareti della stanza sono alte alte bianche usate e hanno macchie sopra di passati che non mi riguardano. il punto è che io qua sono grande, a Roma no. io qua sembro farla da padrona forse - o forse per qualche giorno sarò solo un roteare di polvere dolcezza e nostalgico dondolio. riascolto dopo tre mesi i CSI. spettacolo.

tutta la magia è sommersa,

ma sono stanca dannatamente stanca di essere sempre arrabbiata dentro. eliminare i contro, il mio proposito buono.

è solo un gioco che si fa quando si è periferia,

uno zaino a rotelle ed interni usurati con pochi stracci qualche libro e una penna bic. non è nulla per la verità, non una scelta, non una soluzione, non un inizio. solo una via forse solo un gioco. schiudi la finestra ed una nuova città coperta di giallo sole. Dentro una smania selvaggia lacrime risate e tanta voglia di dover spegnere la sigaretta per tornare a casa.

« Pagina Precedente