Fu quel giorno in cui sbagliai l’autobus e mi trovai ad attraversare ore ed ore e piccoli paesi. i finestrini erano lì fermi e dietro loro un’isola si spiegava. il sangue prese selvaggio a picchiare, e i nervi e i sensi e tutto quanto dilatato senza riuscire a smettere di parlare entusiasta di tutto e un po’. e dormii e ascoltai della musica e cambiai mille volte sedili e mille altre ancora posizione e forse è iniziato tutto lì o forse ancora prima affondando i piedi tra i granelli di sabbia le alghe e qualche patata di mare. E tutto ciò che ho visto poi e che ora e domani vedrò credo sia nato lì e tra le gialle pagine di una vecchia edizione di quel libro intitolato Sulla strada.

1 Risposta a “Silvia”


  1. 1 Forse Dicembre 27, 2007 alle 6:03 am

    La strada non c’è, non esiste
    figuriamoci l’autobus
    Casa non c’è, non esiste
    figuriamoci Io.
    Vivi solo in un cubo
    con specchi alle pareti
    troppo piccolo per non voler visioni
    tropo grande per voler morire subito.
    Implodi al centro esatto
    di un Dio fattosi punto.


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