
Fu quel giorno in cui sbagliai l’autobus e mi trovai ad attraversare ore ed ore e piccoli paesi. i finestrini erano lì fermi e dietro loro un’isola si spiegava. il sangue prese selvaggio a picchiare, e i nervi e i sensi e tutto quanto dilatato senza riuscire a smettere di parlare entusiasta di tutto e un po’. e dormii e ascoltai della musica e cambiai mille volte sedili e mille altre ancora posizione e forse è iniziato tutto lì o forse ancora prima affondando i piedi tra i granelli di sabbia le alghe e qualche patata di mare. E tutto ciò che ho visto poi e che ora e domani vedrò credo sia nato lì e tra le gialle pagine di una vecchia edizione di quel libro intitolato Sulla strada.
La strada non c’è, non esiste
figuriamoci l’autobus
Casa non c’è, non esiste
figuriamoci Io.
Vivi solo in un cubo
con specchi alle pareti
troppo piccolo per non voler visioni
tropo grande per voler morire subito.
Implodi al centro esatto
di un Dio fattosi punto.