c’è sempre quella nuvoletta di fumo, una nebbia sottile e pesante da respirare, e ci avvolge sfocando tutto un poco, una dolce poesia surreale, una memoria viva e presente. Bicchieri vuoti sul tavolo, i nostri soliti scherzi, D. che scarabocchia su foglio un improbabile video di sesso, nonne che tessono la lana, gatti e sorelle nascoste, F. barcolla, e mille saluti racconti sguardi. anche questi ultimi tre mesi sembrano soccombere in un soffio d’ irrealtà. è tutto come ieri, nulla è più lo stesso. un dolce senso di calore, un confuso senso di anacronismo. sento fisicamente l’abbandono di luoghi in cui ormai solo frammenti di me sparsi, e cerco la mia casa la mia, da portarmi dentro in ogni luogo e sentirmi persa ma da potermi scaldare le mani.
“quante vite hai e quanta strada fatta di notte (…)
quante vite hai fra quelle dita, una ti fugge e la rincorri già, è
è già passata
(…) e troppe cose da vedere”
Guardo attorno e cerco le mie cose. Molte le ho perse per strada, molte non torneranno più mie. E oggi rimango, negli occhi i miei occhi, il mio naso, le mie labbra aride. Rimane fermo e immobile, con la sensazione che ogni ideale sia poco per essere sognato.
Ma è Natale.
Aiutami.
Grazie…
ma non c’era bisogno di essere così tanto solidale.
Sorrido.